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Qual è la laurea giusta per trovare lavoro?
Secondo i dati ISTAT sono soprattutto i laureati nei corsi triennali dei gruppi linguistico, medico e insegnamento a lavorare in modo continuativo dopo aver conseguito il titolo di studio (circa il 56% dei laureati in ognuno di questi raggruppamenti).
In particolare, i corsi di laurea che consentono un inserimento lavorativo più facile sono quelli che riguardano le classi delle professioni infermieristiche e ostetriche (ben il 72,3% ha un’occupazione continuativa iniziata dopo la laurea), delle scienze e tecnologie farmaceutiche (67,3%) e delle scienze e tecnologie informatiche (66,6%). Sono superiori alla media anche le percentuali di occupati relative ai laureati in scienze della mediazione linguistica (61,6%) e in disegno industriale (60,3%). I laureati in corsi brevi che incontrano maggiori difficoltà ad inserirsistabilmente nel mercato del lavoro sono invece quelli del gruppo giuridico (soltanto 22 su 100 hanno un lavoro continuativo dopo il conseguimento del titolo); seguono i laureati dei gruppi geo-biologico (31,3%), psicologico (31,9%) e letterario (35,3%). In totale, la quota di occupati è particolarmente elevata soprattutto per i gruppi difesa e sicurezza (97,1%) e medico (96,3%),per i quali è consistente la percentuale di laureati che nel 2007 svolge un’attività lavorativa iniziata prima del conseguimento del titolo. La rilevanza numerica dei laureati nelle discipline delle professioni sanitarie e la loro pressoché totale occupazione influenzano sensibilmente, in senso positivo, il livello occupazionale dell’intera popolazione dei “triennali” (73,1%).Al contrario è particolarmente ridotta la quota di occupati nei quattro raggruppamenti (giuridico, geobiologico, psicologico e letterario) che, come abbiamo visto prima, presentano anche una percentuale contenuta di persone impegnate in lavori continuativi iniziati dopo la laurea.
Nel 2007 il più basso livello di disoccupazione a tre anni dalla laurea si registra per coloro che hanno concluso un corso triennale di formazione nelle professioni sanitarie: appena l’1,9%, dovuto prevalentemente alla massiccia presenza di laureati che lavoravano nel settore già prima di conseguire il titolo. Questo dato spiega come il livello di disoccupazione dei laureati triennali (14,3%) sia inferiore a quello dei laureati nei corsi lunghi (16,1%), anche se scendendo al dettaglio dei singoli raggruppamenti si osserva una situazione occupazionale peggiore per i laureati triennali in ben 10 gruppi su 15. La disoccupazione di modestissima entità rilevata per chi ha concluso corsi triennali della classe medica - con una forte presenza femminile - condiziona anche le differenze dei tassi in un’ottica di genere: le laureate nei corsi triennali si trovano in una situazione migliore rispetto a quante hanno concluso nel 2004 una laurea di 4-6 anni (con tassi rispettivamente del 15,5% e del 19,1%), a differenza degli uomini (in questo caso 12,7% contro 11,9%). Il gap tra i due sessi, sfavorevole per le donne in entrambe le tipologie, è dunque più contenuto nei corsi di laurea triennali.
Il lavoro che si riesce a ottenere con un titolo di studio elevato non sempre corrisponde al percorso formativo intrapreso. La coerenza tra il titolo posseduto e quello richiesto per lavorare tende comunque ad aumentare al crescere del livello di istruzione. I laureati in corsi di tre anni, infatti, dichiarano di svolgere un lavoro per il quale era formalmente richiesto il titolo posseduto nel 59% dei casi; tra i laureati in corsi lunghi tale percentuale sale al 69%. D’altra parte a valutare la formazione universitaria effettivamente necessaria all’attività lavorativa svolta è circa il 69% dei laureati sia dei corsi lunghi sia di quelli triennali. Per le lauree triennali si configura così un minore riconoscimento dell’effettiva coerenza del titolo di studio sul mercato del lavoro. Una completa coerenza tra titolo posseduto e lavoro svolto – la laurea, cioè, come requisito di accesso ed effettiva utilizzazione delle competenze acquisite per lo svolgimento dell’attività lavorativa – è dichiarata solo dal 58% dei laureati nei corsi lunghi e da poco più della metà dei laureati triennali (50,6%). All’opposto, affermano di essere inquadrati in posizioni che non richiedono la laurea sotto il profilo né formale, né sostanziale circa il 20% dei laureati in corsi lunghi e quasi il 23% dei laureati triennali.
Fonte : istat.it |