| Come diventare mediatore culturale |
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| Contributi di Renato | |
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Il Mediatore culturale è un operatore che facilita gli immigrati e i membri delle minoranze etniche ad eccedere ai servizi pubblici. Di solito è lui stesso un immigrato o una persona che ha un’esperienza di vita plurietnica. Il Mediatore culturale è una figura nuova, ancora poco conosciuta, ma sicuramente molto apprezzata, richiesta soprattutto in quei contesti, come le istituzioni educative (scuole, associazioni), quelle sanitarie ospedali, servizi sociali), giudiziarie (carceri, tribunali) e amministrative (comuni, province), dove è avvertita con maggiore urgenza la necessità di mediare tra culture diverse. Questa figura favorisce quindi il positivo inserimento degli immigrati nella società e mira alla realizzazione delle pari opportunità dei cittadini stranieri nei vari ambiti sociali. Compito principale del Mediatore culturale è quello di offrire consulenza ai singoli utenti, alle famiglie e alle associazioni di immigrati, per aiutarli a muoversi autonomamente nella nuova realtà di vita e di lavoro. Il primo livello d’intervento è quello della mediazione linguistica, operando come interprete al momento dell’accoglienza nel nostro Paese, traducendo documenti, comunicazioni e avvisi, oppure elaborando materiali di presentazione dei servizi in lingue diverse dall’italiano. Il secondo livello è quello della mediazione culturale: conoscendo la cultura degli immigrati, questa figura può interpretarne i bisogni, fornendo risposte efficaci che permettano ai soggetti di comprendere la cultura, gli usi e i costumi italiani e le opportunità offerte dai diversi servizi pubblici presenti sul territorio, aiutando parallelamente le istituzioni ad avvicinarsi a loro. Gli immigrati potranno utilizzare le informazioni ricevute per ricercare una casa e un lavoro e per conoscere le modalità di accesso ai servizi sociali, sanitari, e così via. Il Mediatore culturale può inoltre: affiancare l’équipe socio-sanitaria nella definizione di terapie e procedure sanitarie compatibili con la cultura di provenienza dell’utente; supportare l’attività di assistenza ad avvocati, difensori d’ufficio e magistrati; valorizzare nelle scuole le differenti culture, di cui sono portatori i bambini appartenenti alle minoranze etniche. Può inoltre svolgere attività di formazione del personale italiano in servizio, che interagisce con gli stranieri. Competenze Il Mediatore culturale deve avere un’ottima conoscenza della lingua italiana e sapere perfettamente almeno una delle lingue parlate dai gruppi etnici maggiormente rappresentati nel territorio in cui opera (arabo, cinese, ROM, ecc.). Deve anche conoscere usi, consuetudini e religione dei cittadini con i quali entra in contatto. Per poter ricoprire adeguatamente il ruolo, è necessaria un’esperienza di vita vissuta a cavallo fra due culture, come ad esempio una migrazione, un matrimonio misto o una permanenza pluriennale in un Paese da cui provengono i flussi migratori. Il Mediatore culturale molto spesso è uno straniero, che si è formato nel Paese d’accoglienza, specializzandosi in uno dei settori che prevedono questo nuovo profilo, sia esso educativo, sanitario, giuridico o amministrativo. Sul piano umano, egli deve inoltre possedere un’ottima capacità di relazionarsi con gli altri, buone doti comunicative, capacità di gestione e di risoluzione dei conflitti. La formazione indispensabile resta comunque quella sul campo: aver condiviso determinate situazioni di disagio ed avere una cultura affine sono elementi essenziali per la creazione di un rapporto di fiducia. Formazione In alcune Regioni sono stati istituiti corsi di laurea ad hoc e corsi di formazione di II livello, generalmente post-diploma, che rilasciano la qualifica di Mediatore culturale. Carriera Si perviene a questa carica intorno ai 40-45 anni, dopo aver maturato esperienze significative nella medesima azienda o in aziende diverse, nel ruolo ad esempio di Responsabile del marketing operativo. Situazione di Lavoro Molto spesso donna, il Mediatore culturale lavora prevalentemente con contratti di collaborazione come libero professionista o nell’ambito di cooperative sociali, svolgendo incarichi per conto della pubblica amministrazione, soprattutto negli uffici stranieri della Pubblica Sicurezza, oppure nel servizio di prima accoglienza di scuole, ospedali, carceri e tribunali. La recente introduzione di questa figura nel nostro Paese e l’ampiezza dei campi d’intervento non permettono un’indicazione, anche di massima, dei livelli retributivi. Tendenze Occupazionali In Italia il fenomeno migratorio ha assunto ormai un carattere strutturale. Nonostante ciò, l’utilizzo dei Mediatori culturali è stato finora piuttosto episodico, disorganizzato e limitato al centro-nord, benché il loro impiego si renda necessario in tutto il territorio nazionale. È facile pertanto ipotizzare che si tratti di una figura che avrà buone possibilità occupazionali, come già è avvenuto in altri Paesi Europei. Figure Professionali Prossime L’Interprete linguistico, l’Operatore di strada e l’Operatore dell’informazione nei servizi sociali sono le figure professionali che più si avvicinano a quella del Mediatore |
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