Verso un'isola solidale E-mail
Contributi di Federica   


Il 15 febbraio all'Excelsior di Ischia si è svolto il convegno dal titolo "Verso un'isola Solidale" organizzato dalla PASTORALE PER I PROBLEMI SOCIALI E DEL LAVORO DELLA DIOCESI DI ISCHIA. Ospite d’eccezione Mons. Bregantini presidente della Commissione CEI per i Problemi sociali ed il lavoro, prima ancora operaio e lavoratore della terra; “italiano integrale che riunisce i colori vivi delle Dolomiti, quelli infuocati della Calabria ed il cromatismo tenue pastello del Molise.Così come ha sottolineato lui stesso :“c'è tutto il necessario per fare un arazzo, ma c’è anche il rischio che risulti un pasticcio”. 

 

La differenza può farla solo ilfattore “r”, la reciprocità. Principio che per Mons. Bregantini riveste una centralità del tutto particolare: è la chiave interpretativa dei fenomeni, è la terapia per le molteplici malattie, è il fondamento delle sue proposte, tanto pastorali, quanto sociali. La reciprocità è quello di cui ha bisogno l’Italia, il Nord quanto il Sud: è la Trinità stessa, dove dalla reciprocità d’amore tra il Padre ed il figlio si sprigiona il soffio dello Spirito Santo. Se si vogliono bloccare le tendenze divaricatrici e far regredire il processo di sfilacciamento del tessuto nazionale va perseguita la dinamica dell’ unità del corpo sociale come di ogni sua parte. Deve innescarsi un incessante movimento di unità e di distinzione alimentato dalla comunione.La reciprocità ha permesso ad esempio ad alcuni contadini della Calabria di “imparare la coltivazione dei lamponi” dai colleghi del Trentino, riuscendo ad entrare nel circuito della produzione ed esportazione, producendoli a dicembre, cosa impensabile al Nord.
Monsignor Bregantini ha affrontato anche il tema della questione meridionale alla luce delle tendenze federaliste in atto nel paese.
Nella riflessione maturata negli anni in Calabria e ora anche in Molise, Monsignor Bregantini ha sviluppato tre parole chiave. La prima èmarginalità: si tratta di conoscere le questioni che rendono marginali certe zone d’Italia e certe realtà culturali. La conoscenza di questi meccanismi è decisiva, ma tale conoscenza non può essere solo descrittiva, occorre invece cogliere la presenza dei fattori che possono trasformare la marginalità in tipicità: è questa la seconda parola chiave. L’operazione cruciale sta nel trasformare anche attraverso un processo lunghissimo, la marginalità in valore aggiunto, in fattore positivo. Ma questo non basta: trasformata la marginalità in tipicità bisogna intrecciarla in un contesto più ampio con un processo di reciprocità. La marginalità è un fattore normale nella storia, il sud, rispetto al nord, difetta nella capacità di identificazione positiva: conosce spesso le sue ombre ma non sempre è capace di trasformarle in valore aggiunto.La lega sta insegnando come si fa: nelle zone dove è presente punta sulla trasformazione delle situazioni specifiche di una terra in valore aggiunto. La lega però fatica ad agganciare la tipicità di una terra con le tipicità di altre regioni e quindi chiude quelle terre, le rinchiude, addirittura le spezza, perché manca la reciprocità. E senza reciprocità si difende e si consuma il proprio benessere ma manca il dono. Possiamo dire che il sud manca di tipicità e potrebbe apprenderla dal Settentrione e il Nord manca di reciprocità che potrebbe ricevere dal Mezzogiorno.
Bisogna quindi cogliere le opportunità del federalismo: questa riforma è una ricchezza sociale solo se non disgrega il Paese, solo se ne favorisce l’unità. Le diverse culture regionali e le specificità locali vanno valorizzate nella logica dell’insieme e del bene reale per tutti. Non potrà venir meno l’impegno, anche finanziario, dello Stato per evitare che si creino per i cittadini diritti differenziati a seconda della regione in cui vivono. Senza tale impegno statale il rischio è che il federalismo accentui la distanza tra le diverse parti di Italia.
Mons. Bregantini ha proseguito spiegando che: “la prima parola in lingua calabrese che ho imparato è il “Favorite” pronunciato da una mamma calabrese che divideva lo scompartimento del treno con me e un mio confratello, durante il viaggio verso Crotone, anno 1976. La mamma preparò il pane e lo offrì prima a noi due poi a suo figlio. Non ci offrì gli avanzi! Il mio compito è stato quello di far amare la terra del Sud con il concorso di tre agenzie educative: famiglia, scuola e parrocchia. Fare amare la propria terra significa farla sentire bella, significa far capire ai ragazzi e ai giovani che vivono in un giardino. Paragone quanto mai vero sulla nostra isola.
Il Progetto Policoro attuato dalla Chiesa per sostenere i giovani nella creazione di lavoro, insegna che le nuove generazioni hanno bisogno di tre fattori: motivazione, formazione, segni concreti. Le cooperative sociali nate in questi anni, anche ad Ischia, sono segni di speranza. Sono segni però che che hanno un futuro solo se vengono custoditi e sostenuti dalle comunità ecclesiali e da quelli civili, tanto dalle diocesi, quanto dalla politica e dalla cultura. Oggi più che mai è indispensabile che l’intera nazione conservi e accresca ciò che ha costruito nel tempo.
E’ importante altresì che si conservi la tipicità nell’unità. Come il bouquet di fiori gialli e rossi offerti alla mamma dai due figli che abbelliscono la casa e danno gioia. Da soli i fiori sono belli entrambi, sia i gialli chei rossi. Sono stati seminati, curati, attesi. Sono nati da bulbi piantati senza conoscere il colore; una volta sbocciati hanno suscitato invidia tra i due figli proprio per il diverso colore. Ma la decisione di metterli insieme per regalarli ha suscitato gioia, ha dato un risultato: la scelta di non essere soli”. 
Ciascun giovane è un colore ed è bello così com’è, nella sua tipicità, alto, basso, moro, biondo, rosso, grasso, magro, sportivo, pantofolaio, più studioso, meno studioso, con i propri sogni desideri, interessi, aspirazioni, progetti. Può essere da solo o procedere con qualche compagno di strada. Quello che chiederà sempre è di essere ascoltato. La nostra meravigliosa isola deve continuare oggi più che mai ad ascoltare ed accogliere in solidarietà e reciprocità credendo che “dunque la situazione può cambiare”.

Fonte: Progetto Policoro (Rosaria e Gabriele, animatori di comunità)

 

Ultimo aggiornamento ( 28 Feb, 2011 at 12:00 PM )
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