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Contributi di Rosaria
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Diffusi i risultati della quarta Indagine sui percorsi di studio e di lavoro dei diplomati, relativa al 2007 (i ragazzi intervistati si sono diplomati nel 2004). Il titolo conseguito con percorsi professionali aiuta a trovare posto: nel 2007 lavorava infatti il 75,5% dei diplomati, mentre il canale utile per trovare lavoro, quello maggiormente efficace è ancora il contatto diretto con il datore di lavoro. |
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Contributi di Federica
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Il 1° e il 2° quesito: premio di maggioranza alla lista più votata e innalzamento della soglia di sbarramentoLe attuali leggi elettorali di Camera e Senato prevedono un sistema proporzionale con premio di maggioranza. Tale premio è attribuito su base nazionale alla Camera dei Deputati e su base regionale al Senato. Esso è attribuito alla “singola lista” o alla “coalizione di liste” che ottiene il maggior numero di voti. Il fatto che sia consentito alle liste di coalizzarsi per ottenere il premio ha fatto sì che, alle ultime elezioni, si siano formate due grandi coalizioni composte di numerosi partiti al proprio interno. E la frammentazione è notevolmente aumentata. Il 1° ed il 2° quesito (valevoli rispettivamente per la Camera dei Deputati e per il Senato) si propongono l’abrogazione del collegamento tra liste e della possibilità di attribuire il premio di maggioranza alle coalizioni di liste.In caso di esito positivo del referendum, la conseguenza è che il premio di maggioranza viene attribuito alla lista singola (e non più alla coalizione di liste) che abbia ottenuto il maggior numero di seggi.Un secondo effetto del referendum è il seguente: abrogando la norma sulle coalizioni verrebbero anche innalzate le soglie di sbarramento. Per ottenere rappresentanza parlamentare, cioé, le liste debbono comunque raggiungere un consenso del 4 % alla Camera e 8 % al Senato.In sintesi: la lista più votata ottiene il premio che le assicura la maggioranza dei seggi in palio, le liste minori ottengono comunque una rappresentanza adeguata, purché superino lo sbarramento. |
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Contributi di Federica
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Introduzione al reclutamento insegnanti
Se oggi un giovane neolaureato aspirasse a diventare insegnante a tempo indeterminato, incontrerebbe non poche difficoltà. Il sistema di reclutamento degli insegnanti, già reso complicato dalla sovrapposizione continua di leggi e riforme negli ultimi trent’anni, è attualmente bloccato. Dal 1999 infatti non sono stati più indetti i concorsi ordinari per l’insegnamento, dal 2007 le graduatorie provinciali permanenti sono diventate graduatorie ad esaurimento (cioè nessuno può più esservi inserito) e da quest’anno l’accesso alle SSIS, le Scuole di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario, è sospeso. Attualmente dunque i laureati che aspirano all’insegnamento non hanno davanti a loro alcuna strada percorribile, e si attende che la situazione venga sbloccata. Una possibile soluzione potrebbe essere quella contenuta nella proposta di legge C. 953 Aprea (“Norme per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche e la libertà di scelta educativa delle famiglie, nonché per la riforma dello stato giuridico dei docenti”), attualmente in discussione alla VII commissione della Camera dei Deputati. In questa scheda cercheremo dunque di analizzare come funzionava il sistema di reclutamento degli insegnanti prima che si arrivasse all’attuale situazione di stallo, in che modo e in base a quali criteri venivano selezionati e assunti i docenti, e cosa cambierebbe se la proposta di legge Aprea venisse approvata nella forma attuale.
Come si diventa(va) insegnanti
Il reclutamento degli insegnanti della scuola secondaria superiore avviene mediante contratto, che può essere: -a tempo indeterminato (la cosiddetta “nomina in ruolo”); -a tempo determinato (cioè gli incarichi di supplenze annuali o temporanee).
Titoli d’accesso e classi di concorso Il requisito minimo per aspirare all’insegnamento è la laurea specialistica o magistrale o quella vecchio ordinamento (oppure il diploma del Conservatorio Musicale, il diploma di Accademia di Belle Arti o il diploma ISEF per l’educazione fisica). Dopo la laurea è necessario conseguire l’abilitazione all’insegnamento, che può avvenire attraverso concorsi ordinari oppure corsi di altro tipo con degli esami finali. Ogni corso di laurea permette di insegnare delle materie specifiche in determinate scuole, in base alle classi di concorso. La classe di concorso consiste in un insieme di materie che possono essere insegnate da un docente; tutti gli strumenti di reclutamento degli insegnanti (concorsi, graduatorie etc.) sono sempre suddivisi per classi di concorso. Ogni corso di laurea inoltre permette l’accesso a più classi di concorso. Ad esempio, con una laurea specialistica in lettere classiche si può accedere alla classe di concorso 43/A (Italiano, storia ed educazione civica, geografia nelle scuola media), alla, alla 50/A (Materie letterarie negli istituti di istruzione secondaria di secondo grado), alla 51/A (Materie letterarie e latino nei licei e negli istituti magistrali) e alla 52/A (Materie letterarie, latino e greco nel liceo classico). In base all’articolo 64 della Legge n. 133/2008, è prevista in futuro una “razionalizzazione” delle classi di concorso, che avverrà accorpando più classi di concorso in una sola per assicurare una maggiore flessibilità nell’impiego dei docenti.
I concorsi |
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Contributi di Federica
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Una professione poco conosciuta, che offre opportunità di inserimento nel mondo del lavoro sia come liberi professionisti che come dipendenti nelle aziende. Il consulente del lavoro si occupa di amministrazione del personale, di rapporti con il fisco e di molto altro ancoraChi è il consulente del lavoro? E quali sono i suoi compiti? Lo abbiamo chiesto ad Alfio Catalano presidente del Consiglio nazionale dei consulenti del Lavoro. “Il consulente del lavoro – spiega Alfio Catalano – è un professionista che segue il rapporto di lavoro dalla nascita alla sua estinzione. Si occupa infatti dell’amministrazione del personale, dell’elaborazione dei cedolini paghe, dei rapporti con il fisco, del calcolo dei contributi e delle imposte”. Il consulente gestisce poi gli aspetti e gli adempimenti legati al rapporto di lavoro e al suo svolgimento, dalle relazioni sindacali all’assistenza al datore nei processi di ristrutturazione aziendale. “Con la riforma Biagi - prosegue Alfio Catalano - anche i consulenti possono svolgere attività di intermediazione, come accade per le agenzie per il lavoro. Si può dire quindi che svolgiamo una funzione sociale, favorendo una migliore occupabilità. Il nostro lavoro è proiettato alla gestione completa delle risorse umane, dalla formazione interna alla azienda alla riqualificazione professionale dei lavoratori che hanno perso il lavoro”. Per assolvere a questa funzione amministrativa, ma anche sociale bisogna avere almeno un diploma, esercitare la pratica per almeno due anni presso un consulente del lavoro iscritto all’albo, sostenere e superare l’esame di stato di abilitazione alla professione ed iscriversi a propria volta all’albo dei consulenti del lavoro. Accanto a questo percorso, per specializzarsi di più, è possibile iscriversi ad uno dei corsi di laurea in consulenza del lavoro, istituiti presso alcune università italiane. I corsi non sostituiscono comunque il praticantato e chi li sceglie è comunque obbligato a sostenerlo e a superare l’esame di stato... |
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Contributi di Rosaria
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La situazione dell’Abruzzo chiede come necessaria una grande preghiera che doni speranza prima di tutto alle famiglie che vivono nella sofferenza per la morte di un loro caro, ed anche per coloro che hanno perso i beni materiali e vivono in situazioni di difficoltà. |
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Ultimo aggiornamento ( 29 Apr, 2009 at 10:49 AM )
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